sabato 25 giugno 2011

LIBIA: LA “BUFALA” DEGLI STUPRI DI MASSA

Dopo tre mesi d’inchiesta Donatella Rovera, l’inviata di Amnesty International, non è riuscita a trovare alcuna prova di queste violenze. Stesso risultato per Liesel Gerntholts, responsabile dei diritti femminili di Human Rights Watch.
DI MAURIZIO MATTEUZZI*
Roma, 25 giugno 2011, Nena News – Che Gheddafi se ne debba andare è giusto. Che se ne vada, o con le sue gambe (improbabile) o da morto, è scritto o prevedibile (anche se non saranno gli insorti di Bengasi a cacciarlo). Ma quello che è – o dovrebbe essere – insopportabile è il doppio standard, l’ipocrisia, il livello sfacciato di menzogne (sembra di essere tornati ai tempi del conflitto Serbia-Kosovo), o come minimo di unilateralità, con cui la «comunità internazionale», la «coalizione dei volenterosi» (con Sarkozy e Cameron in testa), l’Onu del pallido Ban Ki-moon, la Corte penale internazionale dello strabico procuratore Moreno Ocampo, la Nato, l’Italia (l’Italia dei penosissimi Berlusconi, Frattini, La Russa ma anche del presidente Napolitano e del Pd) ha intrapreso tre mesi fa «la guerra umanitaria» e continua a giustificarla oggi. Vediamo. Gli stupri di massa commessi dalle forze del Colonnello, utilizzati per giustificare l’attacco Nato e l’incriminazione di Gheddafi davanti alla Cpi, potrebbero (potrebbero) non essere mai avvenuti. Questa è la conclusione di un’inchiesta di tre mesi sul campo (Tripoli e Bengasi) condotta da Amnesty international. Donatella Rovera, l’inviata da Ai, non è riuscita a trovare alcuna prova di queste violenze e abusi dei diritti umani, rilevando che «in alcuni casi» i ribelli di Bengasi avevano dichiarato il falso o manipolato prove. In tre mesi non è stato possibile «trovare alcuna prova o una singola vittima di violenze sessuali, o un medico che ne fosse al corrente» (chiaro: questo non dimostra che gli stupri non siano avvenuti).
Anche Liesel Gerntholts, responsabile dei diritti femminili di Human Rights Watch, dopo un’inchiesta sulle accuse di violenze sessuali, ha detto di «non essere stata in grado di trovare alcuna prova». E la famosa storia del Viagra distribuito da Gheddafi ai suoi (come le «fosse comuni», i «10 mila morti a Tripoli»…)? Rovera scrive che la fonte erano i ribelli di Bengasi, che avevano mostrato ai giornalisti stranieri alcuni pacchetti di Viagra trovati su carri armati andati a fuoco, ma che i pacchetti stessi non mostravano bruciature. Un paio di settimane fa il procuratore Moreno Ocampo ha basato le sue accuse contro Gheddafi sulla precisa strategia di «violentare chi è contro il governo» e la settimana scorsa il segretario di statoUsa Hillary Clinton ha parlato di «violenze sessuali» in Libia. Il rapporto di Amnesty combacia con quello di Sherif Bassiouni, il capo della commissione d’inchiesta Onu sulle violazioni dei diritti umani nel conflitto libico, che nel suo rapporto finale, il 9 giugno, aveva espresso gli stessi dubbi su una politica – gheddafiana, ovvio – di strupri di massa («tre casi» verificati), che aveva definito «una gigantesca isteria». Vediamo ancora. I famosi «mercenari» africani impiegati da Gheddafi contro gli insorti. Il rapporto di Amnesty critica il silenzio, e peggio, del Cnt di Bengasi al proposito. In realtà, secondo quanto ha potuto verificare sul campo, i «mercenari» africani (e quindi neri) «al servizio di Gheddafi» erano figure «mitiche», «lavoratori o gente che cercava lavoro», divenuti capri espiatori per indirizzare la rabbia della popolazione contro i migranti «in un contesto di forti sentimenti razzisti e xenofobi». E il rapporto firmato Bassiouni del 9 giugno, pur consacrato alle nefandezze delle forze gheddafiane verso la popolazione civile (migranti inclusi), ammoniva sulle «possibili violazioni dei diritti umani commesse dalle forze dell’opposizione, specialmente verso la popolazione immigrata residente in Libia ». E raccontava del caso di un «mercenario» buttato da una finestra del tribunale di Bengasi (19 febbraio) e finito a colpi di machete e del caso della «esecuzione extra-giudiziale di 5 ciadiani» irrorati di kerosene e poi bruciati vivi (21 febbraio). Per concludere che i «presunti mercenari» erano indicati e perseguiti come tali «sulla base delle loro nazionalità o del colore della pelle».
Sarà che l’inglese The Independent e il francese Le monde che scrivono questo cose sono gheddafiani? Vediamo ancora. In un articolo sul Sole di ieri a commento dello sblocco delle riserve strategiche di petrolio da parte dell’occidente, AlbertoNegri scrive che «il rapporto dei servizi francesi in visita a Bengasi e a Tripoli, redatto tra gli altri dall’ex capo del controspionaggio Yves Bonnet, è chiaro. La rivolta libica, si legge, anche con una certa sorpresa, “non è né democratica né spontanea”. Tra le motivazioni dell’intervento francese si riconoscono due punti: le ricchezze energetiche e la frustrazione della Francia di non aver saputo prevedere le rivolte arabe». Vediamo ancora. Medici senza frontiere, ieri per bocca di uno dei suoi direttori, Loris De Filippi, lamentando «l’incoerenza» dell’accordo del 17 giugno fra il governo italiano e il Cnt di Bengasi e «il doppio standard applicato dai paesi europei implicati in questa guerra», conclude che «è intollerabile che un paese impegnato nei bombardamenti in nome della protezione dei civili, contemporaneamente respinga le vittime della stessa guerra».
Però tutto questo non importa. La guerra «per proteggere i civili» va e continuerà «fino alla caduta di Gheddafi», come ha giurato Sarkozy e hanno concordato all’unanimità ieri i leader del Consiglio europeo a Bruxelles. Che poi si ritiri o no «in un’oasi libica sotto controllo internazionale», come ha proposto un membro del Cnt, si vedrà.           Nena News
*questo articolo è stato pubblicato il 25 giugno 2011 dal quotidiano Il Manifesto
 

venerdì 24 giugno 2011

LIBIA:DENUNCIATO SARKOZY PER CRIMINI DI GUERRA

images-1-copia-1.jpeg
L’ex ministro degli esteri francese Roland Dumas, uno dei più stretti collaboratori del Presidente socialista  Francese, Francois  Mitterand, ha denunziato alla Procura della Repubblica il Presidente della Repubblica francese  Sarkosi . L’accusa è di “crimini di guerra” con chiaro riferimento all’attacco alla Libia  e forse anche ai recenti “fuori bersaglio” piazzati su innocui bersagli tripolini.

L’iniziativa è scaturita dopo un viaggio lampo a Tripoli dell’ex ministro francese.
La notizia ha trovato ampi spazi sulla stampa francese.

Dumas, si è fatto assistere da un avvocato  Maitre Verges , famoso per  le sue prese di posizione e in particolare per essersi offerto di difendere  Saddam Hussein  quando questi fu processato per volere  del governatore  USA   Bremer. Il tentativo di difendere il serbo Milosevich fu frustrato dalla morte di quest’ultimo  dopo le prime battute del processo.

Il Presidente Sarkosi è stato denunziato in quanto non protetto da particolari guarentigie come invece accade in Italia.
 Il Presidente della Repubblica   italiana , Giorgio Napolitano. In base alla Costituzione, art 92, è irresponsabile.
  la Responsabilità degli atti politici del Presidente della Repubblica  spetta al ministro competente  che controfirma gli atti. In questo caso, responsabile sarebbe  il ministro della Difesa Ignazio La Russa.
 Se dovesse succedere, avremmo finalmente un ministro italiano   accusato di atti di una qualche  fosca grandezza e non di essersi ecclissato col malloppo  o di aver istigato alla prostituzione qualche ( dozzina di) minorenne/i

martedì 21 giugno 2011

LIBIA:RIVELAZIONI SHOCK DI UN ITALIANO IN LIBIA!

Sono stato in Libia, da lavoratore, fino al 21 febbraio scorso quando, costretto dagli eventi, ho dovuto abbandonarla con l’ultimo volo di linea Alitalia.
Ho avuto modo di conoscere gran parte del Paese, da Tripoli a Bengasi, a Ras Lanuf a Marsa El Brega a Gadames, non frequentando gli ambienti dorati, ovattati e distaccati dei grandi alberghi, ma vivendo da lavoratore tra lavoratori e a quotidiano contatto con ambienti popolari, sempre riscontrando cordialità e sentimenti di amicizia per certi versi inaspettati e sorprendenti. Non era raro per strada sentirsi chiedere di poter fare assieme una fotografia da chi si accorgeva di stare incrociando degli italiani, peraltro numerosissimi anche per le tantissime imprese che vi operavano, dalle più grandi (ENI, Finmeccanica, Impregilo ecc.) alle più piccole (infissi, sanitari, rubinetterie, arredamenti ecc.), in un ambiente favorevolissimo, direi familiare…
Da quello che ho potuto constatare il tenore di vita libico era abbastanza soddisfacente: il pane veniva praticamente regalato, 10 uova costavano l’equivalente di 1 euro, 1 kg di pesce spada cira 5 euro, un litro di benzina circa 10 centesimi di euro; la corrente elettrica era di fatto gratuita; decine e decine di migliaia di alloggi già costruiti e ancora in costruzione per garantire una casa a tutti (150-200 m2 ad alloggio….); l’acqua potabile portata dal deserto già in quasi tutte le città con un’opera ciclopica, in via di completamento, chiamata “grande fiume”; era stata avviata la costruzione della ferrovia ad alta velocità e appaltato il primo lotto tra Bengasi e il confine egiziano della modernissima autostrada inserita nell’accordo con l’Italia; tutti erano dotati di cellulari, il costo delle chiamate era irrisorio, la televisione satellitare era presente sostanzialmente in ogni famiglia e nessun programma era soggetto a oscuramento, così come internet alla portata di tutti, con ogni sito accessibile, compreso i social network (Facebook e Twitter), Skype e la comunicazione a mezzo e-mail.
Dalla fine dell’embargo la situazione, anche “democratica”, era migliorata tantissimo e il trend era decisamente positivo: i libici erano liberi di andare all’estero e rientrare a proprio piacimento e un reddito era sostanzialmente garantito a tutti.
Quando sono scoppiati i primi disordini, la sensazione che tutti lì abbiamo avuto è stata quella che qualcuno stava fomentando rivalità mai sopite tra la regione di Bengasi e la Tripolitania, così come le notizie che rilanciavano le varie emittenti satellitari apparivano palesemente gonfiate quando non addirittura destituite da ogni fondamento: fosse comuni, bombardamenti di aerei sui dimostranti ecc.


Certamente dal punto di vista democratico i margini di miglioramento non saranno stati trascurabili, del resto come in tanti altri paesi come l’Arabia Saudita, la Cina, il Pakistan, la Siria, gli Emirati Arabi, il Sudan, lo Yemen, la Nigeria ecc. ecc… e forse anche un po’ da noi! Pertanto prima o poi qualcuno dovrà spiegare perché in questi Paesi non si interviene…
Sono triste e amareggiato al pensiero di come sarò considerato dagli amici libici che ho lasciato laggiù dopo questa scellerata decisione di stupidissimo interventismo!
Guido Nardo
Ingegnere Gruppo ENI

20 ANNI DI RIFONDAZIONE COMUNISTA.....UGUALE A ZERO!


pubblicata da Claudio Tedesco il giorno venerdì 4 febbraio 2011 alle ore 18.08
cari compagni e compagne,mi preme sottolineare e prenderne atto,che il sogno di rappresentare l'ala più comunista del pci,che aveva rifondazione,si è nel tempo,trasformato nel più grande,forse,errore politico di un partito di sinistra!da ex militante di rifondazione,soffro nel constatare ciò che ho appena detto,ma l'onor del vero mi impone di ammettere senza alcun indugio,che errore c'è stato e probabilmente imperdonabile!chiedo venia per le mie convinzioni,ma penso fortemente che lo sfilacciamento,se non divisione,della sinistra,dipenda esclusivamente da tale errore!concludo rattristato nel dover rendermi conto,che la ri-unione di quelle parti di pci che si erano formate,sono impossibili!l'idea certo,resta,ma la possibilità di metterla in pratica,francamente viene meno,tutto questo perchè purtroppo,tali correnti hanno innanzi ai vari temi di politica,chiamiamola sociale,atteggiamenti diametralmente opposti,a vantaggio di chi gode di questa nostra latenza nel fare!un saluto grande e a pugno chiuso!

                                                                                                        claudio tedesco